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Mangiare a tutte le ore? Anche il cibo ha il suo orologio. Ne parlo Oggi per la Gazzetta di Parma.

in Nutrizione

Al giorno d’oggi viviamo in una società dai ritmi frenetici che ci richiede di prolungare le giornate fino ad orari molto stancanti forzandoci ad essere iperattivi, super impegnati e sempre di corsa: il tempo non basta mai e la fretta è una costante della quotidianità. Turni di lavoro a cavallo della pausa pranzo o notturni ci inducono a mangiare quando capita perché non si ha tempo per cucinare e spesso neanche quello per mangiare. Il modello alimentare tradizionale basato sui tre pasti regolari della colazione, del pranzo e della cena è ormai rimpiazzato da stili alimentari irregolari caratterizzati da incoerenza nel numero e negli orari dei pasti, per lo più consumati fuori casa. Tutto ciò impatta sul nostro organismo influenzando non soltanto il peso corporeo ma anche lo stato di salute generale. Ebbene sì, rispettare gli orari e la frequenza dei pasti è tanto importante quanto la scelta di un pasto bilanciato e nutriente. Quando si parla di alimentazione regolare, ci focalizziamo quasi esclusivamente sul “cosa mangiare”, ovvero sui macronutrienti essenziali che un pasto sano deve contenere, mentre poche volte ci concentriamo sul “quando mangiare”. Studi recenti di Cronobiologia, dimostrano come il corretto “timing” delle occasioni alimentari sia un fattore importante da prendere in considerazione per la gestione del peso corporeo. L’orario e la frequenza dei pasti infatti fungono da potenti sincronizzatori dell’orologio biologico interno il quale fa sì che moltissime funzioni come ad esempio la temperatura corporea, la pressione sanguigna, il ciclo sonno-veglia e la secrezione di vari ormoni – compresi quelli tiroidei regolatori del metabolismo –  si ripetano con un ritmo di 24 ore. Consumare cibo al di fuori della normale fase di alimentazione per l’uomo come ad esempio a tarda notte o saltare la colazione al mattino, tipici dello stile di vita contemporaneo, desincronizza i ritmi biologici implicati nel funzionamento metabolico del nostro corpo determinando una “crono-distruzione” nell’organismo che incide sul metabolismo energetico, sonno e microbiota intestinale aumentando il rischio di obesità, sindrome metabolica e malattie croniche. Il salto della colazione tra l’altro è molto comune tra bambini ed adolescenti e, oltre ad impattare sui ritmi biologici e sulla salute metabolica, peggiora anche il rendimento cognitivo e scolastico e la qualità delle scelte alimentari effettuate nel resto della giornata. Le calorie risparmiate a colazione vengono infatti mal compensate nel corso della giornata; quanto più lungo è l’intervallo di digiuno, tanto maggiore è la quantità di calorie consumate al pasto successivo e tanto più scadente è la qualità del cibo consumato. Inoltre, l’elevata sensazione di fame percepita potrebbe spingere a fare la scelta sbagliata di consumare svariati snacks e assumere elevate quantità di grassi e zuccheri, predisponendo a fattori di rischio cardiovascolare come elevate concentrazioni seriche di colesterolo “cattivo”, diabete mellito e obesità – cosa che non succederebbe se si consumasse regolarmente la colazione dove si hanno maggiori probabilità di assumere cibi salutari come latticini e cereali integrali. A dimostrarlo sono i dati di numerosi studi scientifici i quali documentano che i ragazzi che saltano la colazione hanno un indice di massa corporea più elevato mentre quelli che la consumano regolarmente hanno minor rischio di sviluppare sovrappeso o obesità. Per molti motivi dunque è ragionevole definire la colazione il pasto più importante di tutta la giornata. Non mangiare durante le prime ore del giorno inoltre si associa con lo spostare il carico degli introiti alimentari nella seconda parte della giornata, il che significa consumare grandi quantità di cibo a tarda sera, andare a letto molto tardi e avere una qualità del sonno scadente – altro fattore desincronizzatore dell’orologio biologico interno. Questa caratteristica viene descritta come “cronotipo notturno” e correla spesso con livelli bassi di colesterolo buono, elevato indice di massa corporea e maggiore rischio di apnee notturne dimostrandoci ancora una volta gli effetti di uno sfasamento tra stimoli esterni e orologio interno che raggiungono la loro massima espressione quando il cronotipo sfocia in un vero e proprio disturbo chiamato sindrome da alimentazione notturna; in questo caso la compulsione a mangiare notevoli quantità di cibo si configura come vere e proprie abbuffate durante le ore della notte e l’obesità che ne deriva è molto grave e complicata. Del resto il sonno è coinvolto nella regolazione del metabolismo energetico, del glucosio e persino dell’appetito attraverso la modulazione della secrezione della Leptina – “ormone della sazietà” sintetizzato dalle cellule del tessuto adiposo – e della Grelina – “ormone della fame” rilasciato dalle cellule endocrine dello stomaco – ; per tali motivi, insieme al corretto timing delle assunzioni alimentari, rappresentano importanti fattori di rischio modificabili per malattie croniche non trasmissibili come l’obesità.

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